mercoledì 1 febbraio 2012

Pennac (continua)



CARATTERISTICHE DELLA SUA SCRITTURA
Una scrittura straripante e una fantasia travolgente,
al servizio di una costruzione della storia molto attenta.
Avventure e colpi di scena a tutto spiano, rifiuto
delle descrizioni e dell'analisi psicologica dei personaggi
Una lingua che integra l'argot delle periferie e delle
parlate giovanili con citazioni colte e allusioni politiche.
Difficilissima da tradurre perché non ha un corrispettivo
italiano: noi non abbiamo una lingua colloquiale fatta
di termini gergali comune a tutta la nazione, ma solo
corrispettivi regionali; purtuttavia la sua traduttrice italiana,
Yasmina Melaouah ha fatto il miracolo e le sue traduzioni
sembrano degli originali.

Il linguaggio di Pennac è ricco di
metafore.
La metafora dà rapidità alla scrittura, permette di
risparmiare una descrizione mettendo al suo posto
un'immagine.
Ma la metafora non è solo un'immagine. Dire sei un
leone
conferisce un'aggiunta di senso, in quanto
permette l'attribuzione di tutte le qualità del leone.
Vedere la metafora iniziale della Fata carabina.
Pennac attribuisce molta importanza allo stile
ossia al gioco col linguaggio, che serve non
per camuffare ma per rendere sopportabili le
brutture del reale: con una scrittura leggera
ed ironica rappresenta le angosce del nostro tempo.
Una scrittura cupamente realista avrebbe allontanato
il lettore impedendogli di affrontare certi temi.
Anche l'uso abbondante del dialogo conferisce
rapidità al racconto.
La riflessione su certi temi è a volte rappresentata
da frasi icastiche e sentenziose, come "La vita non
è un romanzo, lo so. Però solo il romanzesco può
renderla vivibile."
L'abilità di Pennac è quella di tenere il racconto in
continua tensione, dando credibilità alle evoluzioni
spesso improbabili della vicenda.
Paradossalmente Pennac si definisce un uomo
privo di fantasia; è la realtà che supera la fantasia,
è dalla realtà che trae i suoi orchi sgozzatori di
vecchiette,ecc.
Quando gli viene in mente una storia, la racconta
a moglie ed amici cambiando ogni volta qualcosa
a seconda dei consigli che riceve. Alla fine, si ritira
con sua moglie nella casa di campagna e scrive in
solitudine. Sulla scrivania il vocabolario, ricordo di
una disortografia infantile, e il dizionario storico
della lingua francese.
Scrittura e morale: qual è il tipo di responsabilità
di chi scrive? Rendere conto della complessità e
delle contraddizioni della propria epoca, e lavorare
al meglio delle proprie capacità.
Secondo Pennac non bisogna chiedere agli scrittori
di salvare il mondo, gli scrittori possono solo parlare
delle proprie esperienze.
E tuttavia le parole sono potenti:
si può uccidere con le parole.
Si scaglia contro chi trasforma il romanzo in un
saggio, contro i gardiens du temple di una
letteratura pietrificata dai diktat dello strutturalismo.
Vedi anche Flannery O'Connor e la sua teoria della
scrittura che deve incarnarsi in personaggi e particolari
concreti.
"La creazione artistica rappresenta per la società
quello che il sogno notturno rappresenta per il
singolo."

LA CRITICA
I romanzi di Pennac ricordano Rabelais ed il
suo universo popolaresco in cui hanno posto
realtà corporali come culo e merda; ma anche
Dickens e le avventure a puntate dei suoi diseredati.
A me ricorda un presepe napoletano, con i suoi
personaggi fissi portatori ognuno di un suo valore,
e alla base di questo piccolo mondo protetto un
desiderio di solidarietà e condivisione, anche se
mi disturba un po' una certa idealizzazione del gruppo
dei buoni, fra cui rientrano anche i piccoli malviventi).
Goffredo Fofi ha attaccato con violenta acredine Pennac
accusandolo di una cosciente falsificazione ideologica
e pubblicitaria portando avanti il mito di una Parigi
ormai scomparsa, la Parigi più popolare, proletaria,
populista che non esiste più.
Ma a me sembra che questo Pennac lo sappia molto
bene. Belleville è un quartiere simbolo di una Parigi
come lui la vorrebbe, e come Belleville stessa non è più.
Di tutt'altro avviso è Domenico Starnone che
attribuisce a merito di Pennac quello di aver continuato
a far vivere nei suoi libri gli ideali di una civile
convivenza tra diversi.
Esalta il personaggio Benjamin Malaussène, moderno
capro espiatorio senza colpe.
Un capro espiatorio che si ribella al suo destino di
agnello sacrificale, lotta, e riesce a far pagare il fio a
chi lo deve pagare. Pennac ci lascia sognare che
gli agnelli possano battersi pur restando agnelli.
E il bello è che Pennac parla dei guai del nostro
tempo con un linguaggio ironico-colto pur creando
un moderno genere di massa.
N.B. Per leggere l'articolo nella sua interezza:



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