martedì 3 febbraio 2009

Eluana Englaro e il diritto di ognuno sulla propria vita

Ho aspettato molto, prima di esporre alcune riflessioni su questa triste vicenda.

Prima di tutto, penso che ognuno di noi abbia il diritto di decidere della propria morte, e che la legge debba garantire questo diritto.

Mi ha molto colpito la lunga lotta che il padre di Eluana Englaro ha affrontato per garantire questo diritto alla figlia, e la colpevolizzazione che sia la Chiesa cattolica che politici senza scrupolo hanno esercitato su una persona già tanto straziata.
In questo caso, se ho capito bene, si trattava di una persona che aveva funzionante solo il corpo, e chissà in quali condizioni, ma il cui cervello e quindi la cui mente e personalità non esistevano più.

Un altro caso che mi aveva colpito era quello di Piergiorgio Welby.
In questo caso ci trovavamo in presenza di una persona il cui cervello, mente, personalità ben vitale, era prigioniero di una bara di marmo in cui si era trasformato il suo corpo.

Nel primo caso si insiste ancora, da parte di alcuni, a voler tenere in vita (?) un simulacro vuoto, nel secondo caso si trattava di liberare una mente vitale dalla sua prigione corporea perché vivere (?) così gli era intollerabile.

Penso che sarebbe molto utile fare una legge non equivoca sul testamento biologico, in cui venga rispettata la volontà di ciascuno.
Ci sono persone che giudicano inaccettabile la situazione in cui sono stati costretti a permanere Welby e la Englaro per tanto tempo, e probabilmente ci saranno persone che chiederanno che li si continui a curare anche in una situazione come quella.
Ritengo che entrambe le richieste abbiano lo stesso diritto di essere accolte.

Dico questo, perché penso che in futuro bisognerà affrontare l'opinione di chi, politico o filosofo che sia, dirà che continuare a spendere soldi in quel modo sarebbe immorale, perché potrebbero essere meglio impiegati per altre persone con maggiori speranze di vita.




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