Alfie è il il bambino inglese di cui tutti parlano in questo momento; un bambino con una patologia cerebrale degenerativa, sembra.
Era attaccato alla macchina per respirare. Hanno deciso di staccarlo dalla macchina, affermando che non sarebbe potuto sopravvivere. Ma il bambino è ancora vivo e respira autonomamente.
Pensando che sarebbe morto in 5 minuti, per ore non lo hanno alimentato. Solo per le grandi insistenze del padre, che parlando con i medici accusava l'Ospedale di tentato omicidio, gli hanno fornito di nuovo acqua e ossigeno.
Attualmente i magistrati inglesi hanno proibito ai genitori di portarlo in Italia al Bambin Gesù, che si era offerto di assisterlo, rifare una diagnosi, e vedere se si possono tentare altre cure.
Per rendere possibile portarlo in Italia, il governo italiano gli ha concesso la cittadinanza italiana e gli ha messo a disposizione un aereo fornito di tutto il macchinario sanitario necessario.
Il papà insiste che il bambino è prigioniero dell'Ospedale, se ho letto bene si è opposto alla somministrazione al bimbo di un farmaco mortale, e accusa i medici di un possibile errore.
Mi chiedo: perché questo bambino, cittadino europeo ed anche italiano, non ha il diritto di venire in Italia?
E se i genitori hanno il sia pur minimo dubbio di qualche errore medico, e che qualcosa si possa tentare in Italia, perché impedirglielo?
Hanno forse paura, i medici inglesi, che si scopra qualche loro errore?
E ancora: perché lo Stato si arroga il diritto di decidere se un cittadino deve vivere o morire?
giovedì 26 aprile 2018
Chi ha il diritto di decidere se un cittadino deve vivere o morire?
giovedì 13 ottobre 2016
vergogna di Stato?
Ricordate la storia di quell'eroico ufficiale che continuava ad indagare, per capire come erano andate veramente le cose ad Ustica?
Ricordate che nel 1983 fu espulso con infamia dal'Arma?
Ebbene, a distanza di 33 anni, si è scoperto che la firma sul documento di espulsione era falsa, che il Presidente Pertini non ne sapeva nulla, e anche che la firma era "smaccatamente" falsa...
Siamo senza parole, vero?
Arrivare addirittura a questo punto, per coprire qualcosa che non si voleva dire. E chi si è macchiato di questo reato, direttamente e indirettamente?
ma ecco il link ad un articolo del Corriere:
la firma di Pertini era falsa
martedì 26 aprile 2016
Differenze tra i cittadini e i parlamentari
Ecco il link ad un articolo del Fatto Quotidiano:
Formigoni-non-risarcira-il-danno-a-report-salvato-da-una-legge-del-1965/2669443/
In esso si racconta che Formigoni non risarcirà Report, il programma della giornalista Gabanelli, contro cui aveva perso una causa, grazie ad una legge del 1965.
Legge fatta ad hoc per i Parlamentari, in spregio alla Costituzione, secondo la quale i cittadini debbono tutti avere gli stessi diritti.
martedì 15 marzo 2016
ancora su: maternità surrogata/utero in affitto
Chi frequenta questo blog sa come la penso sull'utero in affitto.
Pratica che di solito permette a persone ricche che non riescono a generare, di "affittare"una donna che ha bisogno di soldi (ingravidandola con i moderni mezzi della medicina), per poi consegnare loro l'esserino, frutto di questa pratica.
Trovo tutto questo eticamente inaccettabile così come vendere un rene o una prestazione sessuale.
Mi pare che una parte delle femministe, così attente in teoria ai diritti delle donne, e a contrastare il loro sfruttamento, abbiano fallito.
Non capisco come facciano a non vedere che si tratta in tutti questi casi
di una mercificazione, di una riduzione del valore delle donne ad oggetti in vendita, di una robottizzazione dell'individuo.
Siamo nel mondo grazie al nostro corpo. E' solo per suo mezzo che viviamo e facciamo esperienze.
Mercificare il nostro corpo, offende la nostra anima, direbbe un cattolico.
Io, che non sono credente, dico che offende la nostra personalità e il nostro valore.
Alcune esternazioni pubbliche mi hanno stupita.
Qualche tempo fa in un'intervista la scrittrice Michela Murgia diceva
che non avrebbe avuto alcun problema a generare una creatura per poi
"donarla" ad un'amica sterile. Sì vabbè...
Il giornalista Nicoletti, un maschio in questo caso, diceva di considerare normale "produrre" bambini per chi non poteva, ventilando in un certo senso l'accusa di egoismo per le donne che non volessero mettere in atto questo comportamento.
Probabilmente qui c'entra anche il fatto che i maschi, non avendo un'esperienza
diretta della gravidanza, tendono a sottovalutare l'impegno di tempo, quasi un anno della propria vita, da dedicare a quella che è una vera impresa; i possibili pericoli per la salute, e il distacco finale da una creaturina che si è tenuta dentro il proprio corpo per nove mesi.
Insomma, si delinea forse un nuovo carico per le donne in grado di generare: saranno considerate egoiste e cattive se non accetteranno di farsi usare come generatrici per altri.
sabato 6 febbraio 2016
Tre storie assurde della settimana trascorsa
- La storia della donna denunciata dal marito, e condannata, perche' non cucinava.
- La storia del professore a cui è stato tolto il lavoro perche', una notte di qualche anno fa, aveva fatto pipi' dietro un cespuglio.
- La storia del capufficio assolto dall'accusa di molestie sessuali sulle sue impiegate, in quanto "immaturo" . Ma se era immaturo perche' gli era stata attribuita la carica di capufficio?
In tutti questi casi la figura peggiore l'hanno fatta le persone a cui spettava emettere un giudizio.
mercoledì 6 gennaio 2016
Tutori dell'ordine o che cos'altro?
Avrei preferito che Ilaria Cucchi non avesse pubblicato la foto di una delle persone che hanno quasi sicuramente massacrato di botte suo fratello, fino a causarne la morte una settimana dopo.
Ma la capisco.
Quanto è successo, oltre a farmi pensare che una cosa simile potrebbe accadere ai nostri figli, mi ha fatto tornare in mente un episodio.
Quando frequentavo il ginnasio, prima metà degli anni sessanta, durante l'intervallo ci fu un'accesa discussione all'interno della classe, tra una nostra compagna e alcune di noi.
La nostra compagna raccontava che suo padre, commissario di polizia, giustificava e ricorreva alla violenza, (penso e spero si riferisse solo a schiaffoni e non a qualcosa di ancora più pesante) durante gli interrogatori.
Brutte abitudini molto radicate?
giovedì 9 aprile 2015
Il G8 di Genova
Abbiamo visto tutti le immagini dei ragazzi, e anche di alcuni anziani, che avevano partecipato al G8 di Genova.
Quella famosa notte erano ospiti di una struttura messa a disposizione dalle autorità locali.
E invece in quella struttura entrarono poliziotti e anche qualche medico, che per svariate ore picchiarono, ruppero costole, terrorizzarono, umiliarono, persone che erano entrate là per dormire.
Abbiamo pensato tutti che questi "servitori dello Stato" non entrarono in quel luogo per una decisione personale, ma furono usati per questo servizio.
Non possono esserci giustificazioni ne' per chi ha eseguito il comando, ne' per chi lo ha dato.
La missione di politici e membri della polizia è quella di difendere i cittadini, o sbaglio?
Sui motivi per cui i politici in carica in quei giorni dettero quell'ordine, si è molto discusso: dare un segnale di presunta forza.
Piuttosto parlerei di allergia alla democrazia.
Ieri Luigi Manconi, commentando il fatto che in Italia non sia stato ancora introdotto il reato di tortura, che avrebbe permesso la punizione dei colpevoli, e che per questo abbiamo dovuto subire il richiamo dell'Unione europea, ha parlato di un timore della polizia da parte della politica.
Da un lato immaginiamo che la polizia non possa facilmente accettare punizioni, per aver eseguito ordini sporchi dettati dai politici.
Dall'altro immaginiamo i timori dei politici per le possibili reazioni della polizia. Anche a fronte di tutte le notizie sulla politica corrotta.
Forse è per questi stessi timori che sembra tanto difficile affrontare il problema delle denunce riguardanti le violenze esercitate dalle guardie carcerarie, vedi il
caso emblematico di Stefano Cucchi.
Penso che sia i detenuti che le guardie carcerarie, dato lo stato delle nostre carceri, siano "in galera".
Lasciando da parte le riflessioni sulle alternative possibili alla carcerazione, bisognerebbe offrire ai detenuti la possibilità di lavorare in carcere, e poi di essere aiutati a trovar lavoro fuori.
Dove ciò si verifica, è molto difficile che l'ex-detenuto torni a delinquere.
Ma per far ciò bisogna offrire maggiore dignità nel lavoro anche alle guardie carcerarie.
Invece, i poliziotti che lavorano nei luoghi di detenzione sono considerati di grado inferiore rispetto ai colleghi che operano al di fuori, e non capisco proprio perché.
Penso che garantire la legalità farebbe bene a tutti: ai politici che potrebbero riacquistare credibilità, alle forze dell'ordine, che tornerebbero ad essere considerate presidio dei cittadini.
Per questo ritengo sia urgente inserire il reato di tortura nel nostro ordinamento, così come il numero identificativo sui caschi delle forze dell'ordine.
Queste misure potrebbe avere solo effetti positivi, per i politici e per i poliziotti onesti.
domenica 25 gennaio 2015
Modernità...progressi...
Nel '68, ricordate? Tra le altre parole d'ordine c'erano quelle che riguardavano la tecnologia, in continuo perfezionamento, e le possibilità che avrebbe offerto di migliorare le condizioni di vita di noi esseri umani.
Si diceva: le macchine ci aiuteranno a fare meno fatica e a produrre più in fretta. Questo significherà che lavoreremo tutti un minor numero di ore.
Ebbene ieri ho ascoltato una trasmissione radio del Sole 24 ore in cui si diveva che questa "profezia" aveva forse trovato la sua realizzazione.
Si parlava di una fabbrica in Germania, in cui per risparmiare i costi derivanti dall'uso delle macchine, si era deciso di ridurre l'orario di lavoro da 40 a 36 ore settimanali, tenendo chiusa la fabbrica per 3 giorni a settimana e obbligando gli operai a lavorare 9 ore al giorno.
Mi dispiace ma io la "profezia l'avevo interpretata in un altro modo.
Avevo pensato che, approfittando della riduzione dei tempi di produzione dovuta alle macchine, si sarebbero potute diminuire le ore lavorative giornaliere!
Un'altra notizia letta ieri: il Comune di Roma vorrebbe mettere in atto il telelavoro, cioè il lavoro da casa.
Effettivamente, per quanto riguarda molti lavori di tipo impiegatizio, questi si possono svolgere tramite computer.
I benefici consisterebbero nei molti soldi risparmiati sugli affitti degli uffici.
Anche per gli impiegati ci sarebbero dei vantaggi, pensiamo alla maggiore facilità di gestire l'allevamento dei figli e la gestione della casa.
Gli svantaggi: gestire tutto da casa, non avere più l'obbligo/occasione di uscire ogni giorno per andare in ufficio, non incontrare più altre persone.
E' vero che non tutti i colleghi di lavoro possono essere simpatici, ma molti anche sì, e le occasioni di incontro sono sempre positive. Vedremo.
lunedì 29 dicembre 2014
Lavoro e uguaglianza
Mi colpisce anche se non mi sorprende, nell'attuale discussione sul Job's Act, il ruolo rilevante che ha assunto la contrapposizione tra lavoratori del pubblico e lavoratori del privato.
E' chiaro che il Job's Act si è risolto in una effettiva diminuzione delle tutele e dei diritti dei lavoratori del settore privato.
Per ora naturalmente, perché appena ne avranno l'occasione, i nostri non amati politici estenderanno la diminuzione delle tutele al settore pubblico.
E' un copione già visto: quando si vogliono abbassare le tutele e i diritti, si comincia a colpire una parte della platea dei lavoratori o delle persone coinvolte, e poi le si aizza contro quella parte che i diritti e le tutele ancora le possiede.
Per poi togliere i diritti anche a questi ultimi.
In questa linea, vedi anche la contrapposizione tra anziani che godono della pensione (anche se godono è una parola forte, data l'entità della stessa, e dato il fatto che spesso viene usata per aiutare figli e nipoti) e giovani che non trovano ancora un lavoro decente.
Quello che mi meraviglia sempre è che le persone cadano in questo sporco gioco, di farsi strumentalizzare gli uni contro gli altri.
Dovremmo invece unirci tutti perché i diritti conquistati nel passato con lunghe lotte non vengano tolti a coloro che ne usufruiscono, e vengano attribuiti anche a chi non ne gode ancora.
Ma di fronte alla corruzione di cui ogni giorno viene fuori un pezzo, e che è ancora più grande di quello che sospettavamo, che speranze abbiamo? Ci chiediamo in molti.
Quello che vediamo è che quantità enormi di denaro vengono distolte dai bisogni legittimi delle persone e usati per fini illegittimi, distorti. Vedi un post precedente:
Politici e mafiosi a Roma
Da cui si comprende che anche se le risorse non basterebbero per risolvere tutti i problemi, tanti però ce ne sarebbero se venissero sottratti alla corruzione.
domenica 21 dicembre 2014
richiesta regali da inoltrare a Babbo Natale e alla Befana
- che una donna non debba più partorire con dolore
- che venga votata una legge sull'eutanasia
- che tutti comprendano la barbarie delle guerre
- che si modifichino o si chiudano i CIE
- che venga fermato il vergognoso trattamento dei lavoratori
- che si ponga fine alla correità con gli evasori fiscali
- che la politica sia al servizio dei cittadini e torni a dominare sulla finanza
- eccetera
una legge sull'eutanasia
Qualche giorno fa è morta Virna Lisi.
La notizia della sua scomparsa mi ha fatto venire in mente un pensiero: e se capitasse anche a me di essere colpita da una malattia incurabile, ma non avessi la stessa "fortuna" di morire nel sonno, cosa farei?
Mi sono detta che la cosa più accettabile, per me, sarebbe di poter avere una buona legge sull'eutanasia.
Una buona legge che non permetta abusi, ma che accompagni con gentilezza all'ultimo passo un anziano o un giovane, che giudichi di non avere più aspettative accettabili di vita.
Che la persona in questione possa scegliere il momento, circondata dalle persone care o dagli amici, e che un medico compassionevole gli somministri il farmaco che lo aiuti ad addormentarsi, per l'ultima volta.
Naturalmente spero di vivere più a lungo possibile.
E' chiaro che invecchiando si incorre in problemi sanitari di varia natura; ma se questi problemi per la loro gravità dovessero impedire una vita "accettabile", penso ad un cancro terminale (esperienza devastante e portatrice spesso di dolori intollerabili) o ad una malattia altamente invalidante (penso a Piergiorgio Welby), ebbene in questi casi penso che ognuno di noi abbia il diritto di fare la sua scelta.
E la scelta è tra due opzioni possibili:
- decidere di continuare a vivere, e in questo caso lo Stato ha il dovere di assicurare alle persone un'adeguata assistenza medica, in modo da liberarle perlomeno dal dolore attraverso farmaci idonei allo scopo
- decidere di morire, e in questo caso lo Stato ha il dovere di provare ad assicurare alle persone un trapasso il meno possibile traumatico attraverso l'eutanasia.
Penso che in Italia una legge sull'eutanasia non ci sia perché l'Italia è sede del Vaticano, e il Governo non vuole inimicarsi i vertici della Chiesa cattolica, perché ci sarebbero ripercussioni politiche.
Ma in questo modo lo Stato laico non rispetta i suoi cittadini, e impone anche ai non cattolici le regole della religione cattolica (secondo la quale la vita ci è donata da Dio e solo lui può deciderne il termine).
La decisione è per certi versi più complessa quando non ci si trovi di fronte ad una malattia incurabile, ma ugualmente non si desideri continuare a vivere.
Riguardo a questo, se volete, potete leggere un precedente post:
diritto di vivere diritto di morire
In questo caso, quello che proprio non riuscivo ad accettare, era il fatto che le cliniche svizzere della morte guadagnassero sui problemi esistenziali delle persone.
Riguardo alla scelta di Lucio Magri di voler morire, dopo la perdita della persona amata, e il fallimento dell'impegno politico di una vita, tendo a pensare che ognuno dovrebbe essere libero di decidere anche in questo caso.
Ma mi sembra terribile che non si possa fare molto per aiutare.
domenica 14 dicembre 2014
una mamma è stata accusata di aver ucciso il suo bambino
Si parla tanto in questi giorni, sui giornali e in televisione, della mamma di Ragusa che avrebbe ucciso il suo bambino di otto anni.
Noi non sappiamo se lo abbia ucciso davvero, non abbiamo la possibilità di accedere alle carte, ma l'impressione è che si tratti di indizi, alcuni dei quali non chiari.
Noi non sappiamo, ripeto.
Trovo giusto che vengano riportate le notizie, ma non come lo si sta facendo, mettendo in atto una sceneggiata che spinge gli spettatori a prendere una posizione.
Addirittura ho l'impressione che la cosa diventi emotivamente stancante, tanto che chi segue, quasi non veda l'ora che un colpevole sia individuato, per farla finita. E' brutto, non vi sembra?
Mi ha colpito molto che la mamma di cui stiamo parlando sia stata completamente abbandonata dai parenti, tanto che per potersi cambiare è dovuta ricorrere all'aiuto delle altre detenute.
Abbiamo letto tutti dell'infanzia e adolescenza difficili (è dir poco) che questa donna ha vissuto, e dell'astio con cui la sorella la madre e altri parenti parlano di lei.
Una cosa che sempre mi colpisce in casi come questi è l'atteggiamento dei mariti, che sembrano sempre cadere dal pero.
Così come nel caso della mamma di Cogne, i mariti sembrano non accorgersi delle difficoltà delle mogli.
In quest'ultimo caso sembra che il marito abbia dichiarato di non aver mai saputo nulla dei problemi familiari e adolescenziali della moglie.
Eppure queste difficoltà dovevano essere grandi!
Azzardo un'ipotesi: forse sono mariti che lasciano completamente alle mogli la cura della casa, e soprattutto dei figli, come se questo per una donna fosse un compito facile, comodo.
Un'altra cosa: al magistrato spetta di accertare i fatti, ma può dire che la donna inquisita ha un'indole malvagia?
A parte il fatto che vorrei sapere cosa significa questa frase. Gli spetta questo giudizio?
P.S. Se in Italia ancora non c'è, non sarebbe il caso di creare , così come c'è in Inghilterra a Scotland Yard, una scuola di investigazione per formare chi dovrà fare le indagini?
Si rischierebbero meno errori e si spenderebbero anche meno soldi dello Stato. Pensate ai milioni spesi nel caso della povera ragazzina Yara, in cui si è passato al setaccio il DNA di credo migliaia di persone!
domenica 7 dicembre 2014
Per proteggere Di Matteo
Firmiamo, è forse l'unica cosa che possiamo fare per tentare di salvare la vita del Magistrato Di Matteo.
Lui pensa che la sua sorte sia segnata, non è "simpatico" a molta parte della politica, che ha palesemente intralciato la scoperta derlla verità sulla Trattativa Stato-Mafia.
Vogliamo un altro eroe caduto?
giuliocavalli: firmiamo per salvare la vita a Di Matteo.
mercoledì 26 novembre 2014
Ferguson: l'agente di pelle bianca che uccide il ragazzo nero disarmato
L'agente ha rilasciato un'intervista autoassolutoria, chiaramente concordata con il suo difensore e con la polizia.
Se anche fosse vero che il ragazzo nero stava cercando di rubare (dei sigari) e che avesse un atteggiamento aggressivo, questo giustifica la sua uccisione?
Circa un'ora fa ho sentito alla radio una frase che il ragazzo nero avrebbe rivolto all'agente e che quest'ultimo avrebbe riferito come un motivo giustificatorio alla sua decisione di sparare: " sei una femminuccia, tanto non mi spari".
Se tu agente spari ad una persona perché ti ha rivolto questa frase, stai reagendo ad una provocazione, ti stai vendicando di un'offesa.
Non mi pare che questo sia accettabile, soprattutto da parte di un tutore dell'ordine.
Ho insistito ad usare il termine ragazzo nero, perché questo episodio sembra indicare quanto questa grande nazione, l'America, in cui i neri sono presenti da moltissimo tempo, sia ancora così razzista. Avvilente.
lunedì 10 novembre 2014
un mondo alla rovescia
lunedì 3 novembre 2014
Lo Stato che bastona i cittadini
E' di pochi giorni fa la sentenza che ha mandato assolti guardie carcerarie carabinieri e medici, ossia tutte quelle persone per le cui mani è passato questo ragazzo.
Ma stavolta ci sono delle novità:
- la sentenza ha avuto un grande rilievo mediatico;
- nella sentenza si riconosce per la prima volta che il ragazzo è stato pestato;
- il capo della Procura di Roma, Pignatone, ha affermato che nessuno può morire quando è in mano allo Stato
(anche se questo, ricordiamolo, è successo già altre, troppe volte).
Ma un'altra cosa mi sembra sia emersa chiaramente: il percorso del ragazzo, i vari passaggi di mano, è tutto registrato. Gli orari, le persone preposte ai vari servizi in quei giorni e in quelle ore.
Messa così, non dovrebbe essere difficile risalire ai responsabili del pestaggio, così come ai medici responsabili delle mancate cure, che avrebbero potuto salvare Stefano Cucchi.
A latere: questo ragazzo è stato anche molto sfortunato: non gli furono concessi i domiciliari (che gli avrebbero risparmiato la morte) per un errore di trascrizione in base a cui risultava albanese e senza fissa dimora.
Che incuria in queste materie così delicate.
Un'ultima cosa, una speranza: quello che è successo a Stefano Cucchi riguarda tutti noi. Tutti possiamo commettere degli errori, e dobbiamo poter pensare che lo Stato non chiuda gli occhi e non regali l'impunità ai suoi servitori che invece di tutelare i cittadini, li trattano con crudeltà e li colpiscono.
Altrimenti ci troveremmo di fronte ad uno Stato che bastona chi non gli sta simpatico, e questo non sarebbe democratico.
Aggiungiamo che in questi giorni non ci sentiamo molto "sereni", a causa delle manganellate inferte dalla Polizia agli operai di Terni che manifestavano contro i licenziamenti della Thyssenkroup.
Che poi il ministro dell'Interno Alfano abbia tentato di giustificarsi inventando tentativi inesistenti dei manifestanti di occupare la Stazione Termini, fa pena.
Se qualcuno ha ancora dei dubbi può guardare le riprese fatte da Zoro per Gazebo.
sabato 1 novembre 2014
domenica 26 ottobre 2014
Reyhaneh è stata impiccata
A 19 anni Reyhaneh Jabbari, iscritta all'Università, aveva cominciato a lavorare come interior designer.
Questo signore le dice che ha bisogno di una consulenza per arredare il suo studio e le dà un appuntamento.
Il giorno fissato questo signore entra in una farmacia e compra dei preservativi e dei sonniferi.
Una volta nello studio assalta Reyhaneh e cerca di violentarla.
Lei si difende con un coltello tascabile colpendolo alla schiena e,una volta scesa in strada, chiama subito un'ambulanza, che però quando arriva trova l'uomo già morto.
La ragazza confessa subito alla polizia di aver colpito l'uomo con un coltello, e dichiara di averlo fatto per difendersi dal tentativo di stupro.
Parla anche di un uomo entrato nello studio mentre lei ne stava scappando (uomo che secondo la famiglia della ragazza è il vero colpevole), ma durante la deposizione le viene imposto di rinunciare al suo avvocato e gliene viene affiancato uno alquanto sprovveduto.
Reyhaneh viene arrestata nel 2007, processata e condannata a morte in base alla legge del taglione dalla Corte Suprema iraniana nel 2009.
Durante il processo due prove molto importanti, e cioè i preservativi e il sonnifero comprati dall'uomo poco prima dell'incontro con la ragazza, e ritrovati nello studio, segni evidenti delle intenzioni dell'uomo, non vengono tenute in considerazione.
Inoltre all'avvocato della ragazza, non viene permesso di accedere al suo fascicolo.
Nonostante il coinvolgimento dei media e delle associazioni internazionali tra cui Amnesty International, Papa Francesco, il nostro Ministro degli Esteri e molti altri, il cui aiuto era stato sollecitato dalla madre della ragazza, ieri notte Reyhaneh è stata impiccata, con l'aiuto del figlio del molestatore che ha tolto lo sgabello che si trovava sotto i piedi della ragazza.
Sono molto commossa ma anche arrabbiata, molto arrabbiata per quello che è accaduto.
In primo luogo penso che tutti gli Stati dovrebbero ispirarsi a principi laici, perché le religioni non devono imporre i propri precetti, non ne può venire che male, come abbiamo visto più volte nella storia.
Si era sperato che, di rinvio in rinvio, questa brutta storia si chiudesse in un altro modo, ma forse lo Stato teocratico iraniano non ha voluto sfigurare di fronte ai fondamentalisti dell'Isis.
E mi sembra giunto il tempo di abolire finalmente la pena di morte.Che diritto abbiamo di colpire un nostro simile in questo modo?
Penso che possiamo arrogarci il diritto di intervenire solo per proteggere la comunità, ma senza compiere delitti a nostra volta uccidendo qualcuno, senza assumere comportamenti vendicativi, ma mirando ad aiutare a reinserirsi chi delinque.
E non ditemi che sono sogni: le statistiche dimostrano che la grande maggioranza dei detenuti che si tenta di aiutare insegnandogli un lavoro e aiutandoli a reintrodursi nella società, non torna a delinquere.
Ma in questa vicenda, che si svolge in Iran, dobbiamo porre attenzione ad altri particolari.
Da tutto quello che leggo mi risulta che grandissima parte della popolazione aneli ad avere una vita "normale, all'occidentale".
Vorrebbero che le loro figlie potessero andare in giro senza timore che il loro volto venga bruciato con l'acido perché il velo non rispetta gli standard stabiliti dai religiosi, senza timore di essere arrestate se ridono o passeggiano mano per mano con il fidanzato.
Ero bambina quando in Iran il potere era detenuto dallo Scià, che aveva introdotto enormi modernizzazioni.
Tuttavia c'era molta corruzione, e lo Scià fu rovesciato.
Gli iraniani commisero così un errore fondamentale, mandando al potere i religiosi che non hanno risolto il problema della corruzione e impongono ai cittadini uno stile di vita inaccettabile.
Pensate che in Iran, se si dimostra che un uomo ha stuprato una donna, si tende a cercare nel comportamento della donna qualche motivo che abbia indotto la violenza.
In Iran vige ancora la legge del taglione: occhio per occhio dente per dente.
Inoltre, in base alle loro leggi, la famiglia della vittima ha l'ultima parola sull'esecuzione di una condanna a morte: se perdona, risparmia la pena di morte al condannato.
Quindi la legge da applicare al presunto colpevole non è scelta dal magistrato, cioè da una persona non coinvolta e che deve applicare la legge in modo uguale per tutti, ma dai diretti interessati. Pensate alle conseguenze.
Reyhaneh che per difendersi dalla violenza ha ucciso, o forse solo colpito, è stata dichiarata colpevole.
La famiglia del molestatore ucciso le aveva promesso il perdono se avesse dichiarato il falso, cioè che l'uomo che l'aveva aggredita non aveva provato a stuprarla.
Così Reyhaneh è restata 7 anni in carcere, di cui 5 nel braccio della morte, probabilmente è stata anche torturata, ma per sua dignità ha rifiutato di dichiarare il falso, a prezzo della sua vita.
mercoledì 31 luglio 2013
Chi ha più paura?
Perché se B. viene condannato, gli elettori del PD potrebbero trovare inaccettabile l'alleanza con un partito il cui capo sia stato giudicato colpevole di gravi reati.
Ma vi rendete conto? La casta del Pd parteggia per l'ineleggibile, altrimenti loro non saprebbero più come uscire dal cul de sac in cui si sono infilati.
lunedì 22 ottobre 2012
Condanna a 6 anni per gli esperti che minimizzarono il rischio sisma in Abruzzo
Loro invece hanno minimizzato, rassicurando, non si sa su quale base, i cittadini.
E si è visto il risultato.
