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domenica 21 dicembre 2014
lunedì 26 maggio 2014
Quanto è stupido vergognarsi per le conseguenze di una malattia
Ho appena letto che in Scandinavia hanno inventato un monokini da spiaggia per le donne che non vogliono ricostruire il seno dopo la mastectomia.
Ho pensato: brava quella donna che ha ispirato alla stilista questa soluzione!
Anch'io ho subito una mastectomia, e dopo una ricostruzione del seno (fatta già durante l'operazione) e andata male, non ho voluto più operarmi.
Un po' per mancanza di fiducia nel risultato, un po' per i fastidi e forse il dolore per l'intervento di ricostruzione più complicato che mi si prospettava.
Un po' per mancanza di fiducia nel risultato, un po' per i fastidi e forse il dolore per l'intervento di ricostruzione più complicato che mi si prospettava.
Così ho scelto la soluzione della protesi esterna, da inserire in una delle coppe del reggiseno.
Quasi subito però il reggiseno ha cominciato a darmi fastidio (prima dell'operazione lo portavo raramente).
A volte pensavo: se non mi va di metterlo, perché dovrei farlo per forza? Per sembrare normale? Posto che la normalità sia avere entrambi i seni.
E' una vergogna aver avuto il cancro? Devo nasconderlo? Ho il diritto di non fingere di averli entrambi, se è questo che preferisco?
E' una vergogna aver avuto il cancro? Devo nasconderlo? Ho il diritto di non fingere di averli entrambi, se è questo che preferisco?
La notizia appena letta del monokini mi ha fatto piacere.
Mi ha confermato nell'idea di indossare quello che mi fa star bene, senza pensare alla reazione altrui.
E ho pensato anche che ho sbagliato a coprire la testa con un foulard anche se non ne avevo voglia, quando in seguito alla chemioterapia avevo perso i capelli.
Mi ha confermato nell'idea di indossare quello che mi fa star bene, senza pensare alla reazione altrui.
E ho pensato anche che ho sbagliato a coprire la testa con un foulard anche se non ne avevo voglia, quando in seguito alla chemioterapia avevo perso i capelli.
Oggi mi sento più libera.
domenica 28 luglio 2013
Non riuscivo più a scrivere
Da qualche settimana non riuscivo più a scrivere nulla. Ero basita dalla situazione politica.
Uno schifo immane mi pesava sulle spalle. Tanti i motivi: il maggior partito di sinistra, il PD per essere chiari, ha commesso troppi errori e sembra non volersene rendere conto, oppure se ne rende conto ma non gli sembrano errori perché persegue una logica di apparato che non è più quella dei suoi elettori.
E dei suoi elettori pare che non gliene importi più nulla, forse pensa che siamo tutti tanto cretini che ci berremo sempre tutto.
E dei suoi elettori pare che non gliene importi più nulla, forse pensa che siamo tutti tanto cretini che ci berremo sempre tutto.
Che poi chiamarli errori mi sembra molto riduttivo, mi verrebbe di chiamarli reati, ma non è il termine giusto, però ci si avvicina.
Quello che spero?
Che il PD imploda al più presto, che le persone oneste e di sinistra che ancora stanno nel partito se ne vadano tutte, in blocco, e si uniscano a tutte le altre persone oneste e di sinistra che sono al di fuori del partito, e perseguano una giusta politica di sinistra, sia che riescano ad andare al governo, che se stiano all'opposizione.
Mi ricordo di interi decenni, quando il Pci era all'opposizione, e riusciva con una certa coerenza ad influire sulle decisioni del governo.
E' assurdo un partito di sinistra che mantiene al suo interno una forte pattuglia Dc, formata dai Fioroni e via dicendo, politici antitetici a quella che dovrebbe essere l'impostazione della sinistra anche nei riguardi dei diritti dei suoi cittadini, e cioè la laicità.
E' accettabile un partito di sinistra che fa le larghe intese con un'opposizione il cui capo è Berlusconi, che definire ineleggibile è più che giusto?
E' accettabile un partito di sinistra che accetta i ricatti di Napolitano-re Giorgio ? E' accettabile un partito che vota spesso in concordia col Pdl su decreti inaccettabili, e pare che non gli costi neanche fatica?
E' accettabile un partito di sinistra e di governo che non si oppone ai tentativi di insabbiare le inchieste sulla trattativa Stato-Mafia?
E' accettabile un partito di sinistra e di governo che accetta in tutto e per tutto di essere una colonia degli Usa? Vedi acquisto F35 e missioni di guerra chiamate di pace all'estero costosissime e contrarie a ciò che è scritto nella Costituzione?
E' accettabile che un partito di sinistra e di governo gestisca, o lasci gestire, il caso kazako nel modo che abbiamo visto?
E' accettabile che un partito di sinistra, che ormai 2 anni fa se si fosse andati alle elezioni avrebbe stravinto, abbia preferito appoggiare il governo Monti, che ci ha sprofondato in una situazione ancora peggiore, ha continuato a togliere ai poveri per dare ai ricchi, e si è completamente adeguato agli assurdi diktat di Berlino e della UE?
Vogliamo davvero finire come la Grecia? Perché dobbiamo precipitare nelle mani di chi pensa di risolvere la crisi licenziando ossia affamando i cittadini?
venerdì 1 aprile 2011
vecchiaia
Sono depressa. Ieri ho lavorato in casa e in giardino per varie ore. Ho fatto una doccia e finalmente ho pranzato alle 19.
Oggi mi sento ancora debole e le mani ormai artrosiche mi fanno male.
Arrenditi, mi dicono, ormai non puoi più fare quello che facevi prima!
E perché?
Che palle la vecchiaia, non solo perché non mi vedo più carina allo specchio, non solo perché l'idea della vecchiaia e della muerte non mi piace, ma anche perché la vecchiaia non è solo un concetto, ma la senti fisicamente. Purtroppo.
martedì 14 aprile 2009
domenica 11 gennaio 2009
I libri della mia vita. Un tema come a scuola
I libri della mia vita sarà a giorni l'argomento del gruppo di lettura a cui partecipo.
Questo tema ha richiamato alla mia mente un sacco di ricordi.
A casa mia, quand' ero piccola, non c'erano molti libri, all'infuori del sillabario.
Per cui mi gettavo avidamente perfino sulla carta di giornale in cui era avvolta la spesa che mia madre riportava dal mercato.
Però avevo uno zio a cui ero affezionatissima. Lavorava al nord e un paio di volte all'anno passava a trovarci. Non dimenticava mai di portare un regalo per me, e spesso era un libro.
Erano libri per ragazzi dalle belle copertine, su cui mi soffermavo a sognare, ma ricordo di non averli mai letti completamente.
Forse lo sentivo come un compito. Ero molto lusingata dall'apprezzamento nei miei confronti perché ero brava a scuola, ma forse volevo essere amata semplicemente perchè ero una nipotina.
Alla scuola media c'era la biblioteca d'istituto ma non sempre l'insegnante lasciava noi scolare libere di scegliere. A volte mi capitava di dover leggere un libro per cui non provavo alcun interesse, e anzi di doverlo anche riassumere e scriverci su un commento.
A scuola molte cose vanno approfondite con gli strumenti concettuali che solo l'insegnante può fornire, ma poi, come dice Pennac, ci vuole uno spazio di tempo dedicato alla lettura libera, senza altri doveri che non siano la libera esposizione e discussione.
Un'ultima notazione riferita al periodo delle scuole elementari e medie: non ho mai potuto sopportare Pinocchio, con quel povero burattino costretto a trasformarsi in un ragazzino saggio, l'ho sempre considerato un libro molto moralistico.
La mia famiglia era credente, pur non essendo bigotta, ma non reagì bene ai miei primi dubbi sull'esistenza della divinità.
Al ginnasio conobbi un' insegnante di religione molto disponibile a cui potei esporre i miei rovelli. Le chiesi qualche testo su cui approfondire l'argomento, e lei me ne prestò uno, probabilmente di teologia.
Non ci capii una mazza. Nel frattempo i miei dubbi aumentarono, ma quel primo libro mi spinse verso la filosofia.
Comprai e lessi anche la Bibbia, rimanendo molto colpita dalle narrazioni contenute nell'Antico Testamento.
Un altro regalo del ginnasio fu l'innamoramento per la lettura ad alta voce, si potrebbe anche dire per la recitazione. Anche qui la colpevole fu un'insegnante che, a turno, ci faceva leggere in classe I Promessi Sposi.Al liceo ho goduto della liberalità di alcune compagne di scuola, che mi hanno permesso di attingere alle loro biblioteche casalinghe. E così ho letto con godimento Guerra e pace di Tolstoi (saltando le descrizioni delle battaglie, e subendo il fascino dei dialoghi in francese), e Giuseppe Berto, che mi fece incontrare col concetto di psicoanalisi.
A quei tempi c'erano i famosi sceneggiati televisivi, fatti benissimo anche se oggi sarebbero probabilmente considerati di una lentezza esasperante; ci hanno fatto conoscere grandissimi autori: Dickens e tanti altri. Ma in tele si trasmetteva anche teatro: Shakespeare e le tragedie greche, ne ricavavo noia e fascinazione insieme.
Uscirono anche godibilissimi film, che andavo a vedere con le mie amiche, ricordo in particolare Tom Jones, basato sul romanzo di Henry Fielding.
Durante gli studi liceali naturalmente, ho conosciuto Dante.
Se mi chiedessero di esprimere con una sola frase il mio amore per la letteratura, riporterei il verso del canto di Ulisse: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
Per caso un giorno, vidi esposto in una vetrina un libro di Bertrand Russell. Non ricordo perché mi colpì, ma cominciai a leggere questo filosofo, che fece parlare di sé anche per l'opposizione agli USA durante la guerra in Vietnam.
Credo che la sua Storia della filosofia occidentale sia un'opera geniale, per l'attenzione grandissima posta nel far emergere l'ambiente storico e culturale da cui ogni filosofo proviene. Russell era anche esperto di matematica e questo, per la comprensione di alcuni filosofi è di importanza fondamentale.
Durante l'adolescenza ho letto un sacco di letteratura rosa; ma allora non fa male? Forse il segreto, come al solito, sta nel leggere tante cose diverse.
All'Università mi innamorai di Freud.
Oggi ci si interroga su cosa sia rimasto di valido nella psicoanalisi.
Oggi rischiamo di diventare delle macchine: tempo fa ho sentito propagandare una pillola capace di abolire i ricordi dolorosi. Il messaggio sembra essere: se basta una pillola, perché cercare faticosamente di affrontare i problemi con una maturazione mentale ed emotiva?
Ma a parte questo, se leggete i casi clinici, vi troverete di fronte a narrazioni letterarie di grande interesse e fascino.
Fra gli scrittori che ho incontrato in tempi più o meno recenti, ci sono Primo Levi, Kundera, Carver, Yehoshua.
Considero quest'ultimo il più grande scrittore esistente, ogni volta che esce un suo libro provo un grande piacere all'idea di trascorrere un bel po' di tempo insieme a questa persona e al mondo in cui mi fa entrare. Yehoshua mi interessa anche perché fa una riflessione sull'etica nella letteratura.
Quanto a Carver è un mago nel creare un mondo e una storia nello spazio di un racconto, senza parole superflue ma suscitando, come ha detto un suo critico, sensazioni di attesa.
Ho impiegato molti anni per decidermi a leggere Primo Levi. Non volevo soffrire. Ho incontrato un grande che non fa retorica, e che ti coinvolge in una domanda terribile: perché chi è sopravvissuto all'orrore di un lager, si sente in colpa rispetto a chi non ce l'ha fatta?
Questo tema ha richiamato alla mia mente un sacco di ricordi.
A casa mia, quand' ero piccola, non c'erano molti libri, all'infuori del sillabario.
Per cui mi gettavo avidamente perfino sulla carta di giornale in cui era avvolta la spesa che mia madre riportava dal mercato.
Però avevo uno zio a cui ero affezionatissima. Lavorava al nord e un paio di volte all'anno passava a trovarci. Non dimenticava mai di portare un regalo per me, e spesso era un libro.
Erano libri per ragazzi dalle belle copertine, su cui mi soffermavo a sognare, ma ricordo di non averli mai letti completamente.
Forse lo sentivo come un compito. Ero molto lusingata dall'apprezzamento nei miei confronti perché ero brava a scuola, ma forse volevo essere amata semplicemente perchè ero una nipotina.
Alla scuola media c'era la biblioteca d'istituto ma non sempre l'insegnante lasciava noi scolare libere di scegliere. A volte mi capitava di dover leggere un libro per cui non provavo alcun interesse, e anzi di doverlo anche riassumere e scriverci su un commento.
A scuola molte cose vanno approfondite con gli strumenti concettuali che solo l'insegnante può fornire, ma poi, come dice Pennac, ci vuole uno spazio di tempo dedicato alla lettura libera, senza altri doveri che non siano la libera esposizione e discussione.
Un'ultima notazione riferita al periodo delle scuole elementari e medie: non ho mai potuto sopportare Pinocchio, con quel povero burattino costretto a trasformarsi in un ragazzino saggio, l'ho sempre considerato un libro molto moralistico.
La mia famiglia era credente, pur non essendo bigotta, ma non reagì bene ai miei primi dubbi sull'esistenza della divinità.
Al ginnasio conobbi un' insegnante di religione molto disponibile a cui potei esporre i miei rovelli. Le chiesi qualche testo su cui approfondire l'argomento, e lei me ne prestò uno, probabilmente di teologia.
Non ci capii una mazza. Nel frattempo i miei dubbi aumentarono, ma quel primo libro mi spinse verso la filosofia.
Comprai e lessi anche la Bibbia, rimanendo molto colpita dalle narrazioni contenute nell'Antico Testamento.
Un altro regalo del ginnasio fu l'innamoramento per la lettura ad alta voce, si potrebbe anche dire per la recitazione. Anche qui la colpevole fu un'insegnante che, a turno, ci faceva leggere in classe I Promessi Sposi.Al liceo ho goduto della liberalità di alcune compagne di scuola, che mi hanno permesso di attingere alle loro biblioteche casalinghe. E così ho letto con godimento Guerra e pace di Tolstoi (saltando le descrizioni delle battaglie, e subendo il fascino dei dialoghi in francese), e Giuseppe Berto, che mi fece incontrare col concetto di psicoanalisi.
A quei tempi c'erano i famosi sceneggiati televisivi, fatti benissimo anche se oggi sarebbero probabilmente considerati di una lentezza esasperante; ci hanno fatto conoscere grandissimi autori: Dickens e tanti altri. Ma in tele si trasmetteva anche teatro: Shakespeare e le tragedie greche, ne ricavavo noia e fascinazione insieme.
Uscirono anche godibilissimi film, che andavo a vedere con le mie amiche, ricordo in particolare Tom Jones, basato sul romanzo di Henry Fielding.
Durante gli studi liceali naturalmente, ho conosciuto Dante.
Se mi chiedessero di esprimere con una sola frase il mio amore per la letteratura, riporterei il verso del canto di Ulisse: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
Per caso un giorno, vidi esposto in una vetrina un libro di Bertrand Russell. Non ricordo perché mi colpì, ma cominciai a leggere questo filosofo, che fece parlare di sé anche per l'opposizione agli USA durante la guerra in Vietnam.
Credo che la sua Storia della filosofia occidentale sia un'opera geniale, per l'attenzione grandissima posta nel far emergere l'ambiente storico e culturale da cui ogni filosofo proviene. Russell era anche esperto di matematica e questo, per la comprensione di alcuni filosofi è di importanza fondamentale.
Durante l'adolescenza ho letto un sacco di letteratura rosa; ma allora non fa male? Forse il segreto, come al solito, sta nel leggere tante cose diverse.
All'Università mi innamorai di Freud.
Oggi ci si interroga su cosa sia rimasto di valido nella psicoanalisi.
Oggi rischiamo di diventare delle macchine: tempo fa ho sentito propagandare una pillola capace di abolire i ricordi dolorosi. Il messaggio sembra essere: se basta una pillola, perché cercare faticosamente di affrontare i problemi con una maturazione mentale ed emotiva?
Ma a parte questo, se leggete i casi clinici, vi troverete di fronte a narrazioni letterarie di grande interesse e fascino.
Fra gli scrittori che ho incontrato in tempi più o meno recenti, ci sono Primo Levi, Kundera, Carver, Yehoshua.
Considero quest'ultimo il più grande scrittore esistente, ogni volta che esce un suo libro provo un grande piacere all'idea di trascorrere un bel po' di tempo insieme a questa persona e al mondo in cui mi fa entrare. Yehoshua mi interessa anche perché fa una riflessione sull'etica nella letteratura.
Quanto a Carver è un mago nel creare un mondo e una storia nello spazio di un racconto, senza parole superflue ma suscitando, come ha detto un suo critico, sensazioni di attesa.
Ho impiegato molti anni per decidermi a leggere Primo Levi. Non volevo soffrire. Ho incontrato un grande che non fa retorica, e che ti coinvolge in una domanda terribile: perché chi è sopravvissuto all'orrore di un lager, si sente in colpa rispetto a chi non ce l'ha fatta?
Ho parlato solo di alcuni, ho tralasciato quelli che mi vergogno di non aver letto ancora, voglio terminare con uno che godo a non aver letto ancora: Robert Musil, col suo lungo e incompiuto Uomo senza qualità.
E in ultimo voglio ricordare la persona che mi ha fatto innamorare della lettura: la mia nonna materna, che mi ha raccontato le favole campane e tante storie.
Quando ha finito le sue storie, sono andata a cercarle sui libri. E' un piacere così grande mangiare, oh pardon, leggere un libro!
E in ultimo voglio ricordare la persona che mi ha fatto innamorare della lettura: la mia nonna materna, che mi ha raccontato le favole campane e tante storie.
Quando ha finito le sue storie, sono andata a cercarle sui libri. E' un piacere così grande mangiare, oh pardon, leggere un libro!
lunedì 15 dicembre 2008
mercoledì 6 agosto 2008
per Floriana
Poco tempo fa è morta una mia amica, Floriana.
Comunicavamo attraverso messaggini. Negli ultimi tempi raramente la chiamavo al telefono, sentivo che faceva fatica anche solo a parlare.
Quando, due anni fa, mi fu diagnosticato un cancro al seno, e glielo raccontai, mi accolse con un :"sei così ingorda di esperienze, che hai voluto provare anche questo in prima persona! comunque, benvenuta nel club".
Non mi ha mai fatto mancare i suoi consigli e il suo appoggio, benché fosse molto ammalata. Sotto il suo aspetto minuto e gentile era una lottatrice, e una persona di grande valore.
Per questo ho sperato che ce la facesse.
In quello che sarebbe stato il suo ultimo mese di vita, non sono riuscita a comunicare con lei; forse avevo timore che qualcun altro al suo posto mi rispondesse e mi dicesse che non c'era più. E infatti così è successo. Tante volte ci siamo dette:"rivediamoci, organizziamo un incontro".
Ma io non ho fatto tutto il possibile perché ciò avvenisse, ho avuto paura.
Avevo conosciuto Floriana ad un corso di ceramica. Bei pomeriggi passati con lei ed altre, aiutate dall'insegnante ad imparare i rudimenti di una tecnica antica e fascinosa. Pomeriggi pieni di risate, di chiacchiere e a volte di pasticcini.
Avevamo la stessa età, entrambe originarie della Campania, eppure credo di aver rivisto in lei, in qualche modo, mia madre.
Mi aveva preso in simpatia nonostante fossimo così diverse: lei garbata, io impulsiva e dicente parolacce.
Era un'insegnante che faceva con grande passione e attenzione per i ragazzi il suo lavoro. E mi fece un grande complimento il giorno che mi disse: noi due siamo insegnanti", anche se io lo ero stata solo per pochi mesi.
Il fatto che lei stesse tanto più male di me, e nonostante tutto lottasse con tenacia, mi faceva sentire malata solo un poco.
Io non sono credente, lei invece lo era ma in forma non bigotta.
Non so se noi sopravviviamo in qualche forma, ad ogni modo io la immagino ritornata alla natura, nell'universo. Un bacio
Comunicavamo attraverso messaggini. Negli ultimi tempi raramente la chiamavo al telefono, sentivo che faceva fatica anche solo a parlare.
Quando, due anni fa, mi fu diagnosticato un cancro al seno, e glielo raccontai, mi accolse con un :"sei così ingorda di esperienze, che hai voluto provare anche questo in prima persona! comunque, benvenuta nel club".
Non mi ha mai fatto mancare i suoi consigli e il suo appoggio, benché fosse molto ammalata. Sotto il suo aspetto minuto e gentile era una lottatrice, e una persona di grande valore.
Per questo ho sperato che ce la facesse.
In quello che sarebbe stato il suo ultimo mese di vita, non sono riuscita a comunicare con lei; forse avevo timore che qualcun altro al suo posto mi rispondesse e mi dicesse che non c'era più. E infatti così è successo. Tante volte ci siamo dette:"rivediamoci, organizziamo un incontro".
Ma io non ho fatto tutto il possibile perché ciò avvenisse, ho avuto paura.
Avevo conosciuto Floriana ad un corso di ceramica. Bei pomeriggi passati con lei ed altre, aiutate dall'insegnante ad imparare i rudimenti di una tecnica antica e fascinosa. Pomeriggi pieni di risate, di chiacchiere e a volte di pasticcini.
Avevamo la stessa età, entrambe originarie della Campania, eppure credo di aver rivisto in lei, in qualche modo, mia madre.
Mi aveva preso in simpatia nonostante fossimo così diverse: lei garbata, io impulsiva e dicente parolacce.
Era un'insegnante che faceva con grande passione e attenzione per i ragazzi il suo lavoro. E mi fece un grande complimento il giorno che mi disse: noi due siamo insegnanti", anche se io lo ero stata solo per pochi mesi.
Il fatto che lei stesse tanto più male di me, e nonostante tutto lottasse con tenacia, mi faceva sentire malata solo un poco.
Io non sono credente, lei invece lo era ma in forma non bigotta.
Non so se noi sopravviviamo in qualche forma, ad ogni modo io la immagino ritornata alla natura, nell'universo. Un bacio
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