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mercoledì 22 gennaio 2020

Elena Ferrante, La vita bugiarda degli adulti


Della Ferrante o meglio, a quanto si dice, di Anita Raia
moglie dello scrittore Domenico Starnone, conoscevo
solo il primo dei quattro libri della serie "L'amica geniale".


Ho appena finito la lettura de "La vita bugiarda degli adulti".
Ho difficoltà a scriverne qualcosa ma non riesco ad
impedirmelo.

In realtà mi infastidisce molto questo nascondersi dietro
un altro nome, forse sbaglio ma mi appare proprio una
furbesca operazione editoriale.


Ma veniamo al libro. Anche questo è ambientato a Napoli,
il che mi colpisce molto perché sono originaria di quella
regione, e credo di capire abbastanza certi modi di ragionare.
Si legge in un lampo, ma non mi è sembrato all'altezza de
"L'amica geniale", anche se certe tematiche trattate sono
molto interessanti. E mi ha dato proprio l'impressione,
come hanno detto molti, di essere il primo di una nuova serie.


Il personaggio principale è un'adolescente figlia di due
professori di Liceo. La madre proviene da una famiglia
benestante, e il padre da una famiglia ben più povera.

La narrazione si svolge tra il Vomero, quartiere alto
dove abita la famiglia, e un quartiere basso dove abita
l'insopportabile sorella del padre della ragazza, insieme
alla vedova e ai figli del suo amante morto.


La situazione è già strana di suo. Cosa accade?
Che la ragazzina si arrabbia perché ascolta un commento
del genitore in cui viene assimilata all'odiata sorella.

La ragazzina Giovanna decide allora di andare a
conoscere la zia.


Il personaggio della zia, narcisista e prepotente,
cerca di influenzare la nipote. In pratica, così come fa
con tutti, vuol convincerla che ha sempre ragione lei,
e che i suoi genitori fanno veramente schifo, falsi e
bugiardi in tutto e per tutto.


La ragazzina si trova così tra due opposti gruppi di
parenti: da un lato i genitori che le parlano male
della zia, e dall'altro la zia che le parla male dei genitori.

Non certo una situazione facile.
Situazione aggravata dalla scoperta che il padre ha
una relazione con la moglie dell'amico di una vita,
con i suoi stessi interessi intellettuali.


Dopo un po' il padre andrà a vivere con la moglie
del suo amico e le due figlie, grandi amiche di sua figlia.

Tutto questo provocherà molti problemi a Giovanna:
questi adulti tanto attenti a parole a comportarsi bene...
sono proprio dei falsoni.


Difficile accettare che il padre abbia un'altra famiglia,
che la madre sia caduta in depressione (anche se più
tardi Giovanna scoprirà che anche lei ha iniziato una
relazione, con l'amico del marito), che il rapporto con
le sue amiche, diventate quasi-figlie di suo padre
sarà destinato a mutare in negativo.


Cosa farà allora Giovanna?
Disistima nei confronti dei genitori, che non vorrà più
chiamare mamma e papà, e decisione di diventare grande.

E come si fa ad entrare nel mondo degli adulti?
Perdendo la verginità, approfittando delle profferte
non amorose ma sessuali degli amici conosciuti nel
giro della zia.


Sì, lo so questo tizio mi fa schifo, ma è disposto a
venirmi incontro.

Proverò un grande dolore fisico, ma mi libererò
di questo residuo dell'infanzia.





venerdì 1 luglio 2016

Tornare in analisi? - Raccontini...


TORNARE IN ANALISI ?

Una zona di Roma molto verde e un po' chic, tipo i Parioli.
Un quartiere residenziale fatto di palazzine basse, tutte col loro giardinetto condominiale.
Sento già un po' di soggezione, invidia e rabbia per questa terapeuta che ancora non conosco; vengo a chiedere aiuto.
Un portiere mi ferma, spiego che vado dalla dottoressa tal dei tali. Un po' scorbutico mi comunica il piano e il numero dell'interno.
La piccola inquisizione subito aumenta il mio malumore. Mi chiedo se ho fatto bene a venire. 
Serve a qualcosa l'analisi?
Cosa gliene potrà fregare all'analista, perché dovrebbe darsi tanta pena per entrare nelle mie difese e convincermi a collaborare?
Ne ho già fregati tre.

Suono, scalpiccio tranquillo di passi, mi apre una segretaria che mi conduce in sala d'aspetto e mi prega di attendere. La dottoressa mi riceverà tra pochi minuti, appena avrà finito con un altro paziente.
Sono incerta se sedermi. Giro un po' per la stanza. E' luminosa, tende chiare alle finestre, poltrone, piante ben curate.
Mi affaccio alla porta finestra, anzi esco sul balconcino che dà su un giardinetto, annuso un piacevole odore di muschio.
Sento chiamare alle mie spalle, mi volto e la segretaria mi chiede di seguirla.
La stanza è un po' in ombra, la dottoressa si alza per ricevermi, mi porge la mano e mi invita ad accomodarmi di fronte a lei, all'altro capo della scrivania.

Comincia a piovere, immagino le gocce che cadono a rinfrescare il verde giardinetto.
La immaginavo più alta. Mi chiedo quanti anni abbia. Non so perché, vorrei che ne avesse sessantacinque.

Sono in silenzio, non voglio cominciare subito a travestirmi con subdole parole menzognere.
Mi colpisce inaspettato il pensiero che sarebbe un altro modo di nascondersi.
Comincio ad elucubrare. E' tutto inutile, mi dico, non riuscirò ad essere sincera.
Le sue parole arrivano a fermarmi. "Perché è venuta qui, cosa si aspetta?"
Provo l'impulso di scappare. Mi aggrappo quasi ai braccioli della poltrona. Poi penso che la poltrona è molto comoda e ho voglia di riposare.
Le parole mi vengono da sole: - odio tutti, non sto bene con me stessa, sono una fallita, mi annoio, ho sprecato la mia vita e non so cosa fare, e fare qualcosa è faticoso -

"Mi parli di questa fatica" 






sabato 4 giugno 2016

E' bello mangiare...

Quattro raccontini su un piatto di pasta...





Difficilmente potreste immaginare un piatto di pasta più ricco, condito, colorato e appetitoso di quello che mi preparò sua madre, una domenica che andai a trovare Luana.
Se fossi stato appena un po' più furbo, avrei dovuto sospettare che ero già sotto tiro.
Ma come avrei potuto resistere all'assalto di quella vedova molto in carne, appena un po' disfatta, e di una ragazzetta in jeans aderentissimi maglietta scollata e pancino scoperto?
Mentre rispondevo non so più a quale domanda, una mano spuntò dietro le mie spalle; mi girai di scatto: era Luana che, sorridendo, mi metteva davanti il piatto.
Il profumo del ragù m'invase, mai vista una simile abbondanza di carne macinata ben rosolata; in cima in cima tocchetti di melanzane fritte ricoperte di sugo e parmigiano... e una fame! Era dalla sera prima che non mangiavo...
Mi colse un senso di vertigine.

 






Per quanto mi sforzassi di non farci caso, quella sera il minestrone di mia nonna era più indigesto che mai.
"Non ti piace il minestrone della nonnina? L'ho fatto per te, per il mio nipote preferito" .
Quando attaccava la solita solfa, diventava ancora più difficile ingerire l'immonda brodazza: una fanghiglia nauseante che puzzava di grasso rancido.
Mi tornava alla mente la pastasciutta che mi preparava Teresa, la compagna di mio padre, quando andavo a passare le vacanze estive da loro. Durante l'anno scolastico abitavo dalla nonna.
La pastasciutta Teresa me la preparava molto spesso, in qualche occasione anche due volte al giorno, eppure era sempre diversa.
La "paesanotta" infatti, definizione della nonna, ci metteva l'arte oltre che tutti gli ortaggi che le venivano in mente: carciofi, asparagi, melanzane, zucchine, peperoni; a volte aggiungeva carne o pesce, e rifiniva il tutto con sughetti prelibati con o senza pomodoro, secondo l'estro del momento.
Secondo me la gente che non sa cucinare...non voglio dire che sia cattiva, ma insomma...

 





Poiché quella sera fece buio presto, e per giunta cominciava a piovigginare, mi affrettai al bar più vicino.
I proprietari, oltre a cappuccini e toasts, preparavano a richiesta alcuni semplici piatti.
Mi accomodai ad un tavolino e chiesi al cameriere un piatto di spaghetti al pomodoro.
Ero molto stanco, volevo solo buttar giù qualcosa e poi andarmene a letto, non mi aspettavo molto da quella cena improvvisata.
Distratto, guardavo la strada oltre la vetrina. Quando mi voltai vidi davanti a me una ragazzina sorridente con un vassoio.
Mi porse il piatto con gli spaghetti. Né troppi né pochi, al dente, un sughetto fresco e poco elaborato con i pomodorini ancora interi, un leggero profumo di aglio e basilico. Inoltre, due fettine di mozzarella candida su un lato del piatto.
Prima non mi era sembrato di avere così fame.
Mi buttai sulla pasta e la ragazzina non smise un attimo di guardarmi. Alla fine mi chiese se desideravo qualche altra cosa e, al mio diniego, mi portò il conto.
Fui sorpreso, un piatto di pasta e un bicchiere di vino, anche tenendo conto del coperto, non potevano costare cento euro, quasi duecentomila delle vecchie lire.
Ero imbarazzato, la ragazzina era così gentile... Comunque, era veramente troppo, trovai la forza di protestare.
La ragazza mi guardò in un modo strano, sembrava una vipera; mi aspettavo che da un momento all'altro le sue pupille si trasformassero in due fessure nere.
Mi strattonò per la giacca, mi costrinse ad alzarmi, e mi trascinò in strada.
Prima di chiudere la porta mi urlò addosso:"morto di fame"!






Che sarei finito a fare il pulicessi, non lo avrei mai immaginato.
Io, professore di filosofia in pensione, ridotto peggio di un drogato, a mendicare il cibo alla mensa della Caritas.
E se ci penso bene proprio un drogato sono: se vedo una qualunque cosa da mangiare, anche se sono già pieno, non posso fermarmi, devo ingoiarla.
Si, ingoiarla, perché di questo si tratta; assaggiare i cibi, centellinare il vino, non sono cose per me.
Io vado per le spicce, e in due o tre bocconi metto al riparo il cibo nel mio stomaco.
Per la pastasciutta poi ho una passione particolare, e Giulia l'aveva capito. L'avevo incontrata in un ristorante a cinque stelle, dove faceva la cuoca.
Quel giorno, sedevo malinconico non so più per quale ragione.
Lei si presentò con un vassoio: un trionfo di gamberoni, contornati da un anello di spaghetti; da quei serpentelli dorati s'innalzava un profumino di Vernaccia da far perdere i sensi.
La portai via la sera stessa: furono sei mesi di felicità, pastasciutta a pranzo e cena: penne, zite, vermicelli, cannolicchi, spaghettini, orecchiette, fettuccine, gnocchetti, stringozzi. Per non parlare dei condimenti...

Ora se n'è andata coi miei risparmi. L'avreste mai detto?




venerdì 27 novembre 2015

Ho detto ai miei che andavo a giocare a tennis con le amiche (seconda puntata)




Poi ci sono arrivata all’Ostello, della Gioventù.
Da fuori niente male. Le camere invece sembrano stanzoni d’Ospedale, con i panni appesi qua e là.
Bagno in comune, s’intende.


Mi adatterò, non mi pesa. E’ come se non fossi io, come se fossi in una fiction (direste oggi).


L’inglese, il tizio incontrato sul treno, mi aveva detto che non c’erano problemi. Invece alla reception, chiamiamola così, dell’Ostello, mi dicono che non potrò restare più di tre giorni. Una mazzata.


Per fortuna la sera ti passano una specie di cena.  Mi costringo a mangiare qualcosa.
A cena si riunisce un bel po’ di gente che dorme qui, e così ho modo di conoscerli.
Quasi tutti maschi. Per lo più del Nord quelli italiani, dai 17/18 ai 35 anni.



Luca:
E’ una nuova, questa Giulia, non l’avevo mai vista. E’ carina, ma mi pare un po’ strana. E poi non mi piacciono le parolacce in bocca a una ragazza.


Franco:
Questa è tutta matta. Voleva essere libera, e perciò è scappata di casa, da sola, praticamente senza un soldo in tasca.


Vincenzo:
Ci ho parlato. Che vi devo dire? E’ un tipo interessante, anche se mi lascia un po’ stranito.
Da un lato fa l’elenco di tutte le cose che vorrebbe fare nella vita, ma dall’altro ti rendi conto che non ha la minima esperienza. Ma pare che non se ne renda conto o che non gliene freghi niente.
Non so se mi fa più tenerezza o più incazzare.



martedì 27 ottobre 2015

Racconto - Ho detto ai miei che andavo a giocare a tennis con le amiche


Mai posseduta una racchetta in vita mia.

Ho preso un taxi per arrivare in aeroporto. Ho rischiato
di perdere il volo.
Poi ho preso un treno che mi ha portata in Svizzera.
Almeno così mi hanno detto. Infine sono riuscita a salire
sul treno per Parigi.
Ho conosciuto un tizio, un inglese giramondo, che mi ha
preso sotto la sua ala protettrice. Gli ho chiesto dove 
avrei potuto alloggiare senza spendere molto e mi ha
consigliato un ostello per studenti.

Una volta sbarcata, faccio fatica ad orientarmi. C'è un 
traffico bestiale, non riesco quasi ad attraversare.
Se non l'avete ancora capito, sono scappata da casa.
Ho quasi diciannove anni, ma al tempo in cui vivo, a
quest'età si è considerati minorenni.

Ho capito da subito la grandissima cazzata che ho fatto.
E invio una maledizione alle tre amiche con cui sarei 
dovuta scappare.

All'inizio volevamo andare in Inghilterra. Sapete, i Beatles.
Gli scarafaggi erano i nostri idoli e per un po' abbiamo 
pensato di mettere su una band anche noi. Ma solo una
di noi sapeva suonare, per giunta il piano. Così abbiamo
deciso di ripiegare su Parigi.


Ho usato i soldini ricevuti in regalo per la maturità per 
organizzare la fuga. 
Che stronzata, ora dovrò arrabattarmi per sopravvivere, 
con che faccia potrei tornare indietro?
Quanto le odio quelle tre amiche. Sono partita da sola 
perché, dopo tutto quel parlare di vita libera, mi sarei 
sentita in colpa se non lo avessi fatto.

Amica Paola:
Giulia è partita. Che bello, almeno lei realizzerà il nostro
sogno! Chissà quante avventure...
Spero che ci mandi una lettera al più presto per raccontarci
tutto. Lei sì che ne vivrà delle belle.

Amica Franca:
Giulia è partita. Ma, non so se ha fatto bene. La sera prima
mi sono venuti i brividi a mettermi nei suoi panni. Sì vabbè
tutti quei progetti in comune, ma uno può anche
permettersi di sognare un po', no?


Amica Laura: 
Giulia è partita. Oggi vado ad iscrivermi all'Università. E'
stato difficile scegliere la Facoltà.


 



venerdì 7 marzo 2014

Stephen King, autobiografia di un mestiere


Stephen King, "On writing - Autobiografia di un mestiere".

Più che un manuale tecnico per aspiranti scrittori, è un'autobiografia del mestiere di scrivere.

Citazioni:
"L'onestà è la miglior politica" Miguel De Cervantes
"I bugiardi prosperano" Anonimo

 
dalla prima prefazione:
Da dove prende i suoi spunti? Non lo sa.
Tentativo di spiegare come ha cominciato il mestiere di scrittore, cosa ha imparato fino ad oggi, e come si lavora concretamente.


dalla seconda prefazione:
Evitare le parole inutili.


dalla terza prefazione:

Infanzia anomala, cresciuto da madre single che durante i suoi primi anni condusse un'esistenza nomade, affidando per qualche tempo lui e suo fratello ad una zia, per incapacità temporanea fisica ed emotiva di accudirli.
Abbandonati dal padre quando S.K. aveva due anni.

Il brano che mi ha più colpito
:
la morte della madre, in un letto d'Ospedale.
Chiede di fumare una sigaretta, i figli a turno la aiutano a tenerla tra le dita.
Ogni tanto lei si ferma a guardare, soddisfatta, i suoi due figli che sono accanto a lei, e che (cosa che potrebbe sembrare strana in presenza di una moribonda) stanno fumando anche loro una sigaretta.
Tutti e tre sono uniti da questa non sana abitudine, che in quel momento rappresenta un intenso momento di comunità.



sabato 24 marzo 2012

che fretta!


Entrò in bagno e controllò la pettinatura, se pioveva era fritta, inutili le due ore dal parrucchiere.
Controllò l'orologio, ancora mezz'ora.
Un colpo di pettine alla frangia, uhm meglio prima.
In cucina a prepararsi un caffè, no avrebbe dovuto rilavarsi i denti, prese una pasticca per profumare l'alito.
Di nuovo in bagno, ma non l'aveva già fatta?
Prese un giornale, lo buttò sulla poltrona, non riusciva proprio.
Davanti allo specchio, camicetta troppo scollata? gonna troppo corta?
Basta, erano giorni che faceva e disfaceva il look.
Guardò l'orologio, aiuto, quasi quasi faceva tardi.
Infilò le scarpe con le zeppe altissime, prese la borsetta; la chiave la chiave dov'era finita?
Ah eccola, sospiro di sollievo. Chiuse la porta.
Uffa, l'ascensore non era al piano, sbrigarsi sbrigarsi, cominciò a scendere a piedi, ahhhhhhhhh!
Culo a terra e slogatura.



lunedì 14 dicembre 2009

I libri e i loro incipit


Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

Questi sono i versi 118/120 del ventiseiesimo canto dell'Inferno di Dante. Il canto di Ulisse.

Non è un incipit, ma per me lo è. Da quando ho letto, molti anni fa, per la prima volta questa frase, essa ha sempre racchiuso per me il senso della vita umana.
Mi piace anche per la sua ambiguità e ricchezza; sta a significare insieme la tensione verso la conoscenza/scienza con la possibilità/pericolo di travalicare i giusti limiti (giusti nel senso che solo l'umanità stessa può darsi), e la necessità/obbligo/bellezza della solidarietà per il genere umano.

Ma cominciamo in maniera più tradizionale.
Pennac
, incipit di Signori bambini:
Immaginazione non significa menzogna.

Un odiato prof assegna questo compito ai suoi allievi:
Una mattina ti svegli e ti accorgi che, durante la notte, sei stato trasformato in adulto. In preda al panico, ti precipiti in camera dei tuoi genitori. Loro sono stati trasformati in bambini.

Immaginazione non significa menzogna. L'immaginazione creativa produce parole che, nei casi fortunati possono perfino trasformare la realtà o perlomeno renderla chiara e leggibile da tutti, pensate a Roberto Saviano che con Gomorra ha disvelato una realtà sino ad allora invisibile, anche se era sotto gli occhi di tutti, raccontandola con parole diverse.

Pennac, Come un romanzo
:
Il verbo leggere non sopporta l'imperativo...

Libertà di lettura.

Ma ecco l'incipit di Gomorra: Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell'aria, lo sprider, il meccanico che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano ...

Cambiamo registro ed ecco Collodi, con Le avventure di Pinocchio.
C'era una volta... - Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno... Sembra una favola, e invece è la realtà: un fantoccio che diventa un ragazzino. Un ragazzino sventato che diventa saggio. Un po' moralista?

La Bibbia:Bereshit barah Elohim... In principio Dio creò il cielo e la terra...
Milan Kundera e L'insostenibile leggerezza dell'essere:
L'idea dell'eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell'imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l'abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all'infinito! Che significato ha questo folle mito?...
Se ogni secondo della nostra vita si ripete un numero infinito di volte, siamo inchiodati all'eternità come Gesù Cristo alla croce...

L'impossibilità di capire se stai prendendo la decisione giusta, perché non essendo vissuto altre volte, non sai come andrà a finire.

Giuseppe Berto e Il male oscuro, narrazione di una depressione affrontata con la psicanalisi (abbastanza una novità per l'Italia, allora):
Penso che questa storia della mia lunga lotta col padre, che un tempo ritenevo insolita per non dire unica, non sia in fondo tanto straordinaria se come sembra può venire comodamente sistemata dentro schemi e teorie psicologiche già esistenti, anzi in un certo senso potrebbe perfino costituire un'appropriata dimostrazione della validità per lo meno razionale di tali schemi o teorie, sicché, sebbene a me personalmente non ne venga un bel nulla, potrei benissimo sostenere che il mio scopo nello scriverla è appunto quello di fornire qualche altra pezza d'appoggio alle dottrine psicanalitiche che ne hanno tuttora più bisogno di quanto non si creda, senonché una tale supposizione non andrebbe poi d'accordo col sospetto che più d'uno potrà avere alla fine, ossia che la presente narrazione non sarebbe che un...
Henry Fielding e il suo Tom Jones:Un autore dovrebbe considerarsi non un gentiluomo che offre un pranzo o accoglie gente in casa sua per carità, ma piuttosto come chi gestisce una locanda, nella quale si fa buonviso a tutti per il loro denaro...

troppo forte!

E Robert Musil con L'uomo senza qualità:
Sull'Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell'aria era in rapportonormale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l'oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell'anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell'aria aveva la tensione massima, e l'umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po' antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d'agosto dell'anno 1913.

E ora qualche incipit di alcuni tra gli stupendi racconti di Carver:

Gazebo: Quella mattina mi versa whiski sulla pancia e poi se lo lecca tutto. Il pomeriggio tenta di buttarsi dalla finestra...

Un'altra cosa: Sua moglie Maxine cacciò L.D. di casa la sera che, tornando dal lavoro, lo trovò per l'ennesima volta ubriaco che insultava Rae, la figlia quindicenne...

Perché non ballate?: In cucina si versò un altro bicchiere e guardò i mobili della camera da letto sistemati nel giardino...

Un discorso serio: La macchina di Vera era parcheggiata lì: non ce n'erano altre e Burt ringraziò il cielo...

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore: Aveva la parola il mio amico Mel Ginnis. Lui è un cardiologo e qualche volta questo gliene dà il diritto...

Distanza: E' venuta a Milano per Natale e vuole sapere com'era la vita quando era piccola. Lo fa sempre nelle rare occasioni in cui si vedono...

La terza cosa che ha ammazzato mio padre: Ve le dico io le cose che hanno fatto fuori mio padre...

Con tanta di quell'acqua a due passi da casa: Mio marito mangia di buona lena ma sembra un po' stanco, nervoso...


La calma: Ero andato a tagliarmi i capelli...

Da dove sto chiamando: Io e J.P. siamo sulla veranda davanti al centro di disintossicazione gestito da...

La casa di Chef: Quell'estate Wes aveva preso in affitto una casa ammobiliata a nord di Eureka da un ex alcolizzato che si chiamava Chef.

Febbre: Carlyle era in un bel pasticcio. Era stato in quel pasticco tutta l'estate...

Cattedrale: C'era questo cieco, un vecchio amico di mia moglie, che doveva arrivare per passare la notte da noi...

Una cosa piccola ma buona: Sabato pomeriggio andò in macchina alla pasticceria del centro commerciale. Dopo aver sfogliato un raccoglitore con le foto delle torte incollate sulle pagine, ne ordinò una al cioccolato, la preferita di suo figlio...

L'incarico: Cechov. La sera del 21 marzo 1897 andò a cena, a Mosca, col suo amico e confidente Alexei Suvorin...



giovedì 13 novembre 2008

dal diario di Eva

 
Caro diario, stamattina mi sono alzata presto: è il mio primo giorno di vita.
Accanto a me ho trovato un tipo strano abbastanza muscoloso e con un misterioso prolungamento tra le gambe.
Stava tutto rannicchiato in posizione fetale ed emetteva incomprensibili lamenti: "la mia costola, la mia costola"...E' da parecchio che rompe.
Ad un certo punto stanotte mi ero avvicinata a lui per pregarlo di urlare più piano, ma deve aver frainteso.
Mi ha consigliato di tenermi a distanza, e strillava che era solo colpa mia se si trovava in quelle condizioni. Boh!
Stamattina voglio fare un bel giretto e guardarmi un po' intorno. Chissà se trovo altri tipi strani.

2° giorno
Caro diario, non mi crederai, ma mi sembra di vivere in un reality!
Non avevo fatto tre passi fuori dalla caverna, che incontro un tipo con una lunga barba bianca: "ciao Eva", mi fa, dov'è Adamo?"
"Ma di che sta parlando?", rispondo io. "e chi sono questi due?"
Con gli occhi come due lampeggianti e la voce impostata mi risponde:"Io sono il Creatore, e ho deciso che voi due darete origine all'umanità".
Non ho fatto in tempo a dire una parola che è sparito risucchiato da una nuvola.

3° giorno
Caro diario, non sai cos'è successo ieri dopo la passeggiata.
Sono tornata a casa, pardon, alla caverna, e ho ritrovato Adamo (ma che nome è?) che girava di qua e di là non sapendo cosa fare e ogni tanto si appoggiava a una parete.
Mi ha detto che il dolore al fianco c'era ancora però... c'era un modo per farlo passare.
Insomma caro diario, prima un massaggino, e poi abbiamo deciso di saggiare il funzionamento dell'hardware. Fichissimo! Abbiamo proprio familiarizzato. Pensavo: ma questo è un paradiso terrestre!
Più tardi siamo usciti a prendere una boccata d'aria. Fatti due passi, un fulmine è atterrato davanti a noi e si è materializzato il vecchio.
Sfoderando un'ideologia del cazzo, ci ha condannati a vivere nella sofferenza a causa di una scopata stupenda.Cosa c'è dietro? Abbiamo tutti i secoli per scoprirlo.




martedì 7 ottobre 2008

Letteratura e Scrittura

Ho preparato questo elenco qualche tempo fa per un'amica, e anche per mia utilità.
Questi libri, che io considero belli, possono dare un aiuto a mettere su carta qualcosa del proprio vissuto, ma sono interessanti da leggere di per sé.

RAYMOND CARVER, Il mestiere di scrivere, Einaudi.
Io amo moltissimo Carver e la sua scrittura precisa ed essenziale, ingiustamente definita minimalista.
In questo libriccino c'è un breve scritto che mi ha sempre emozionato molto: La stella polare. In esso Carver descrive un incontro che lo ha aiutato a scegliere di dedicarsi alla scrittura.

STEFANO BRUGNOLO e GIULIO MOZZI, Ricettario di scrittura creativa, Zanichelli.
E' veramente un ricettario, un elenco di possibili esercizi raggruppati in base ai tipi di scrittura, stimolante quando da soli non si riesce a vincere il timore della pagina bianca e ci sembra di non avere nessuna idea.

NATALIE GOLDBERG, Scrivere zen, Ubaldini editore.
E' un libro molto bello, secondo me più che fornire un metodo, può veramente aiutare a sviluppare un'attitudine alla scrittura. Suggestivo.

RAY BRADBURY, Lo zen nell'arte della scrittura, sottotitolo Libera il genio creativo che è in te. Derive/Approdi Roma.
Questo, come si può intuire dal sottotitolo è un testo che riecheggia qualcosa dello spirito del '68. L'ho trovato fascinoso.

ITALO CALVINO, Lezioni americane, Oscar Mondadori.
Non volevo che questo testo mancasse in un elenco di grandi facilitatori della scrittura.

FRANCO GAUDIANO, Manuale di scrittura creativa, Editrice Nord.
Semplice e concreto.

VLADIMIR NABOKOV,Lezioni di letteratura, Garzanti.
Gli autori trattati sono: Austen, Dickens, Flaubert, Stevenson, Proust, Kafka, Joyce. Bastano? Ci può veramente aiutare a leggere questi scrittori.

DAVID LODGE, L'arte della narrativa, Tascabili Bompiani.
Scorrevole, si legge come un racconto.

PATRICIA HIGHSMITH, Come si scrive un giallo, minimum fax.
I suoi consigli in realtà possono riferirsi a tutti i tipi di scrittura.

STEPHEN KING, On writing. Autobiografia di un mestiere,, Sperling & Kupfer.
E' interessante, a me non piace leggere il suo tipo di letteratura, ma mi dicono che scriva molto bene.

MARIO VARGAS LLOSA, Lettere a un aspirante romanziere, Einaudi tascabili.
Credo siano le lezioni che ha tenuto alla scuola di scrittura Holden.

a cura di LAURA LEPRI, I quaderni di Panta-scrittura creativa, Bompiani.
Il sottotitolo è: la scrittura creativa raccontata dagli scrittori che la insegnano.

VINCENZO CERAMI, Consigli a un giovane scrittore, Einaudi tascabili.
Questo manuale presenta il vantaggio di riferirsi a vari tipi di scrittura: narrativa, cinema, teatro, radio.

NADINE GORDIMER, Scrivere ed essere, Feltrinelli.
Credo che contenga anche il discorso tenuto per il conferimento del Premio Nobel.

DACIA MARAINI, Amata scrittura, Rizzoli.
Questo testo mi sembra un po' più banale rispetto agli altri, però può essere utile.

NICKI JACKOWSKA, Scrivi e scopri te stesso, Oscar guide Mondadori.

GIANNI RODARI, Grammatica della fantasia, Einaudi.

ANGELO MARCHESE, L'officina del racconto, Oscar Saggi Mondadori.
Spiega le strutture del racconto dal punto di vista della semiologia.

TZVETAN TODOROV, Poetica della prosa-Le leggi del racconto, Bompiani.
Non spaventatevi per il nome dell'autore. Non è quella lagna che si potrebbe pensare, sono saggi sul romanzo poliziesco, sul racconto primitivo tipo l'Odissea, sulle Mille e una notte, sul Decamerone, ecc.

RIVISTA Tutte storie-Scrivere di sé, aprile-giugno 1999.

UMBERTO ECO, Sei passeggiate nei boschi narrativi, tascabili Bompiani.
Sono le Norton Lectures del 1992-93 tenute presso la Harvard University.

MARIA TERESA SERAFINI, Come si scrive un romanzo, Bompiani.

GIAMPAOLO RUGARLI, Il manuale del romanziere, Marsilio.

ANSEN DIBELL, La trama, Editrice Nord.

a cura di FRANCESCA LAZZARATO, Scrivere per bambini, con una introduzione di Bianca Pitzorno, Mondadori.

EDWARD MORGAN FORSTER, Aspetti del romanzo, Garzanti 2000, Gli Elefanti Saggi.